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Il contratto unico di lavoro in cambio dell'art. 18: è un bluff?

Il problema del lavoro e della sua regolamentazione rappresenta una delle questioni più importanti cui il Governo italiano dovrà far fronte nei prossimi mesi. Premesso che secondo noi non ha senso introdurre nuovi regolamenti se prima non si incentivano le assunzioni attraverso il varo di un piano consistente di investimenti in grado di rilanciare la produzione industriale e manifatturiera, occorre comunque segnalare una novità importante emersa nelle ultime settimane, ovvero la proposta di re-introduzione del contratto unico di lavoro. Una proposta avanzata per risolvere l’ormai cronico problema della precarietà dei lavoratori, costretti a sottoscrivere contratti di lavoro senza tutele e senza l’obbligo di pagamento degli onori contributivi da parte dell’azienda.

Contratto unico di lavoro per assunzioni a tempo indeterminato per i primi 3 anni

La proposta avanzata dal segretario di uno dei partiti che compongono l’attuale maggioranza di Governo prevede in sostanza l’adozione del contratto unico di lavoro per assunzioni a tempo indeterminato con effetto immediato, in cambio della rinuncia per i primi 3 anni da parte dei lavoratori alle tutele previste dall’articolo 18. Un compromesso che occorre analizzare e valutare con molta attenzione vista la posta in gioco, ovvero il futuro delle nuove generazioni. Ricordiamo che l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori impone alle imprese con più di 15 dipendenti il reintegro di quei lavoratori ingiustamente licenziati. In realtà, però, è opportuno puntualizzare che la Riforma Fornero ha in gran parte svuotato l’efficacia di questa norma lasciando l’obbligo di reintegro solo per lincenziamenti di natura discriminatoria. Per tutti gli altri, al contrario, non è previsto alcun reintegro ma solo un indennizzo in denaro e la sostanziale perdita del posto di lavoro.

Un proposta alternativa per la reintroduzione del contratto unico di lavoro

Da tutto questo si deduce facilemente che dal punto di vista sostanziale la proposta di reintegrare il contratto unico di lavoro in cambio della rinuncia all’art. 18, appare in realtà come un’arma spuntata. Infatti grazie alla legge Fornero le aziende possono già licenziare senza avere l’obbligo di reintegro (esclusi gli atti discriminatori per razza, fede religiosa, appartenenza politica, ecc…). Forse una soluzione più convincente e probabilmente più fruttuosa poteva essere quella di esentare le aziende dal pagamento dell’IRAP (che è una tassa sul personale) in cambio di assunzioni con contratto unico di lavoro. Tutto ciò comunque non può prescindere da un punto cruciale e ineludibile: il lavoro per essere regolamentato deve essere prima di tutto creato.

photo credit: Michele Ficara Manganelli via photopin cc

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